Maria Luigia Gioffrè

Memoria di un giardino

Catanzaro, MARCA
dal 22 Febbraio al 25 Aprile 2020

The exhibition

Maria Luigia Gioffrè si sofferma, in modo trasversale, sul linguaggio performativo, sulle problematiche e sulle metodologie di rappresentazione della performance art. Focus della sua ricerca sono gli archetipi, quali tracce delle radici identitarie che, incontrando il desiderio nomade di scoperta, le permettono di adattarsi a molteplici contesti e di incontrare culture altre.
Memoria di un giardino, la prima mostra personale dell'artista a cura di Simona Caramia e Gaetano Centrone, evidenzia la stretta correlazione tra opera e ambiente, in un crescendo emotivo a partire dall'idea di infertilità della terra.

È vivida - scrive Caramia - l'immagine dell'apocalisse, evocata non in chiave biblica, ma come possibile stato di distruzione-azzeramento, che si manifesta attraverso la presenza della terra brulla: una terra abusata, desolata, ma anche stratificata di senso. Da qui la scelta di un campo arato non-fertile, desertificato, su cui poggiano rami secchi e vasi vuoti. È lo sfondo della ricerca umana; di una ricerca primordiale, che si esprime con la ritualità di gesti semplici come lavare un atlante, arare il terreno, e che si rivela attraverso la "memoria di un giardino", ovvero nell'esperienza del corpo e nel ricordo di suoni infantili, quasi alle origini dell'esistenza di ognuno, come il pianto di un neonato e la musica di un carillon.

Al MARCA sono esposte le principali opere di Gioffrè: scatti fotografici del ciclo Purgatorio di Primavera (tripartito in Seminatrice, Eden, Preghiera), le opere video Eden e Pangea. Per la mostra è stata realizzata Il giardino, installazione ambientale e immersiva, in cui il fruitore è chiamato a fare esperienza diretta dell'infertilità della terra.

The catalogue

È vivida l’immagine dell’apocalisse, evocata non in chiave biblica, ma come possibile stato di distruzione-azzeramento, che si manifesta attraverso la presenza della terra brulla: una terra abusata, desolata, ma anche stratificata di senso. Da qui la scelta di un campo arato non-fertile, desertificato, su cui poggiano rami secchi e vasi vuoti. È lo sfondo della ricerca umana; di una ricerca primordiale, che si esprime con la ritualità di gesti semplici come lavare un atlante, arare il terreno, e che si rivela attraverso la “memoria di un giardino”, ovvero nell’esperienza del corpo e nel ricordo di suoni infantili, quasi alle origini dell’esistenza di ognuno, come il pianto di un neonato e la musica di un carillon. (Simona Caramia)

Maria Luigia Gioffrè appartiene a quella schiera di artisti pensatori che si interrogano continuamente sul senso e sulle direzioni che prendono le cose nel mondo, ma che non propugna alcuna ideologia e vive piuttosto il suo agire come opposizione poetica al presente. Un’artista che è partita dalla fotografia e che è approdata inevitabilmente alla performance per dare pienezza alla propria esigenza di vivere la drammaturgia nel senso più pieno. Un’artista che tende a sfumare il corpo nelle pratiche performative, che mette al centro l’azione in quanto tale, da lei sentita come un’installazione che respira, come quadro che prende vita, come frammento di arte scenica. (Gaetano Centrone)

Catanzaro, MARCA, febbraio - aprile 2020