Giambattista Piranesi

Visioni di un architetto senza tempo

Bassano del Grappa (VI), Palazzo Sturm
dal 4 Aprile al 27 Luglio 2020

The exhibition

La mostra a cura di Chiara Casarin, direttore artistico dei Musei Civici di Bassano del Grappa, e Pierluigi Panza propone, per la prima volta nella storia dei musei cittadini, i capolavori grafici di Giambattista Piranesi (1720-1778) patrimonio delle raccolte museali bassanesi. Un corpus che comprende 15 incisioni sciolte e molte altre racchiuse in 11 volumi ai quali si aggiungono le 16 preziose tavole delle Carceri d’invenzione provenienti dalle collezioni dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
La città di Bassano del Grappa ha scelto di omaggiare il grande genio di Piranesi anche in occasione del terzo centenario della sua nascita (4 ottobre 1720). Il patrimonio grafico dell’artista di origini venete viene esposto nel quarto e quinto piano di Palazzo Sturm, spazi destinati alle esposizioni temporanee, inaugurati dopo l’ultima campagna di restauro con la mostra Albrecht Dürer. La collezione Remondini.

Disegnatore, incisore, quasi architetto e antiquario, Giambattista Piranesi è considerato l’ultimo grande esponente dell’incisione veneta del Settecento. La sua attività ha influenzato non solo architetti, ma anche scenografi e pittori oltre che lasciare un forte impatto anche sulla fantasia letteraria. Veneto di nascita ma romano d’adozione, Piranesi si presenta con una fisionomia artistica assai complessa, che lo colloca a cavallo tra rococò e neoclassicismo. Giunto a Roma appena ventenne, decide di trasferirvisi definitivamente a partire dal 1747, iniziando la produzione delle celebri Vedute di Roma: raccolte di tavole raffiguranti ruderi classici e monumenti antichi, tra cui quelle presenti nelle collezioni di Bassano del Grappa.
Architetto di limitato successo — l’unico edificio costruito su suo progetto fu la chiesa di Santa Maria del Priorato a Roma — Piranesi diede vita nelle sue incisioni ad architetture che stupirono il mondo, magnificamente oniriche ma al contempo potentemente concrete e per questo destinate a colpire la fantasia di molti. Di lui parlarono con ammirazione sconfinata non solo esperti d’arte e di architettura ma anche poeti e scrittori. Da Victor Hugo, a Charles Baudelaire, Aldous Huxley, Henri Focillon sino a Marguerite Yourcenar che volle dedicargli una biografia dove, a proposito delle Carceri d’invenzione — l’opera forse più famosa di Piranesi — scrive trattarsi di «una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo».