Ruggero Savinio

Opere 1959-2022

Milano, Palazzo Reale
dal 26 Maggio al 4 Settembre 2022

The exhibition

La mostra di Palazzo Reale intende raccontare la storia pittorica di Ruggero Savinio (Torino 1934) radunando dipinti, disegni e opere su carta dall’inizio degli anni Sessanta al secondo decennio degli anni Duemila, mettendo in evidenza il rapporto fra ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria autobiografica. La vita e l’immaginario di Savinio, infatti, sono costellati di luoghi fisici e letterari: Milano, teatro dei suoi esordi giovanili e dei suoi sodalizi con galleristi e altri artisti; le case di villeggiatura al Poveromo, a Capalbio e a Cetona, luoghi privilegiati dell’intimità familiare; Roma con i suoi parchi al tramonto e le sue rovine archeologiche; paesaggi montani visionari e onirici pronti a ospitare l’apparizione emblematica di fiori o altre presenze, scenario per Hölderlin in viaggio. Per questa via la mostra, aperta da una sala di autoritratti proprio per sottolineare questo rapporto fra pittura e biografia, intende far emergere la mitologia privata dell’artista - autonoma rispetto alla storia artistica familiare di cui ha raccolto l’eredità - per calarlo nel proprio tempo e, soprattutto, sottolineare la sensualità che caratterizza il suo rapporto con la pittura, di cui danno riscontro numerose pagine dei suoi libri, delle sue dichiarazioni di poetica e dei testi dedicati ad amici pittori e maestri del passato. La mostra ricopre inoltre particolare interesse nella scia della recente riscoperta storiografica degli anni Ottanta e del cosiddetto “ritorno alla pittura”, che per Savinio, da sempre fedele agli strumenti di quel linguaggio espressivo, segna un momento di rinnovata vitalità creativa. Accompagna la mostra un catalogo, a cura di Luca Pietro Nicoletti, edito da Silvana Editoriale

The catalogue

Il volume racconta la vicenda professionale di Ruggero Savinio (Torino, 1934) radunando dipinti, disegni e opere su carta dalla fine degli anni cinquanta al secondo decennio degli anni duemila, mettendo in evidenza il rapporto fra ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria autobiografica.
La sua lunga carriera, fra Roma e Milano, testimonia la tensione verso un “assoluto” pittorico capace di guardare ai maestri del passato con la freschezza di una scoperta declinata al presente. Il suo è un Novecento “altro”, fedele alle proprie ragioni e indifferente alle mode dell’arte contemporanea, cui ha sempre opposto una composta e imperturbabile visione del mondo.
Sotto l’epidermide sensibile di piccoli tocchi di colore, si compie la “peripezia luminosa” della sua pittura, che conduce in luoghi ameni e idilliaci, pur sotto un velo di malinconia e di inquietudine: nostalgia, forse, di una perduta “età dell’oro”.