Giapponismo

Venti d'Oriente nell'arte europea

Rovigo, Palazzo Roverella
dal 28 Settembre 2019 al 26 Gennaio 2020

The exhibition

Siamo nel 1853 e dopo due secoli di isolamento, il Giappone riapre le sue porte e torna ad avere rapporti diplomatici e commerciali con il resto del mondo. Per gli artisti europei, è come aprire un vaso di Pandora fino a quel momento sigillato e inaccessibile che, invece di portare sciagure, rivela ai loro occhi un inestimabile patrimonio artistico e culturale da ammirare, studiare, imitare e dal quale soprattutto, trarre ispirazione.
Percepito come misterioso e diverso, l'innamoramento per il Giappone è stato immediato e ha dato vita a una vera e propria moda capace di influenzare i più svariati settori dell'arte e della cultura occidentali prendendo il nome di "Japonisme".
Quattro tappe come quattro sono state le grandi Esposizioni Universali che hanno messo in comunicazione il mondo occidentale con quello giapponese, cominciando dalla London World's Fair del 1862, dove tutto ha avuto inizio e dove è stato possibile ammirare per la prima volta una grande quantità di prodotti del Paese del Sol Levante. Un trionfo di porcellane, abbigliamento, lacche, stampe ukiyo-e e ventagli che, pochi anni dopo, conquistano anche Parigi (all'epoca la capitale mondiale dell'arte) prima di diffondersi in tutta Europa.
Un trionfo che ha contaminato ogni ambito dell'espressione artistica in tutta l'Europa e non si è più sopita: ancora oggi, quasi due secoli dopo l'apertura di quello scrigno, il Sol Levante continua a regalare alla cultura occidentale gemme preziose a cui ispirarsi.

Info

The catalogue

Rimasto isolato per più di due secoli, nel 1854 il Giappone iniziò a instaurare rapporti diplomatici e commerciali con gli Stati Uniti, la Russia, l’Inghilterra e la Francia, oltre ai Paesi Bassi che già in precedenza avevano avuto possibilità di scambi privilegiati. Dopo l’Esposizione universale di Parigi del 1867 la passione per l’arte giapponese, il cosiddetto Japonisme, travolse molti artisti divenendo una vera e propria moda culturale. Il periodo di maggior diffusione di questa tendenza coincise appieno con le varie declinazioni del Liberty.
Nella Francia fin de siècle l’influsso dell’arte giapponese, sia a livello formale sia contenutistico, coinvolse i più svariati settori artistici, dalla pittura alla grafica, dalla ceramica all’architettura lasciando il segno in artisti come Édouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas e Vincent van Gogh. L’effetto esercitato dalle stampe giapponesi su Whistler – che abbigliava spesso le sue modelle con kimono, paraventi e ventagli giapponesi ripresi dalla sua preziosa collezione – e sugli impressionisti e sui postimpressionisti fu accompagnato dal controcanto dei più autorevoli critici e letterati, da Marcel Proust a Edmond de Goncourt, il quale arrivò ad affermare: “Tutto l’impressionismo è dovuto alla contemplazione e all’imitazione delle stampe luminose del Giappone”.

Il volume offre una rassegna inedita dell’impatto del Giappone sulle arti figurative europee, dalla Francia all’Inghilterra, dall’Impero Austro-Ungarico alla Germania e fino a Boemia e Moravia, in un arco temporale che va dal 1860 al 1915 attraverso un vasto repertorio di opere – dipinti, sculture, ceramiche, manifesti e incisioni – realizzate sotto la diretta influenza di grandi artisti come Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e Kitagawa Utamaro.

Rovigo, Palazzo Roverella, settembre 2019 - gennaio 2020

Giapponismo

Venti d'Oriente nell'arte europea, 1860-1915

  € 28,00  € 23,80