Pase Pace: un pittore veneziano nel periodo delle "Sette Maniere"

Scoperte e nuove attribuzioni fra Cinque e Seicento a Bergamo

  • Series Biblioteca d'arte, 43
  • Edited by Amalia Pacia
  • Binding Paperback with flaps
  • Size 17 x 24 cm
  • Pages 128
  • Illustrations 70 a colori
  • Language Italian
  • Year 2013
  • ISBN 9788836627837
  • Price € 20,00  € 19,00
Add to cart Add to cart Add to cart
Abstract

Nella chiesa della Santissima Trinità di Trevasco, frazione di Nembro (Bergamo) c’è una pala d’altare la cui attribuzione da tempo costituiva una sfida per gli studi. La nuova assegnazione all’artista veneziano Pase Pace (documentato dal 1594 al 1617), legato alla bottega e alla famiglia di Paolo Veronese, ha riaperto la strada a un’indagine a tutto campo di cui il libro raccoglie gli esiti.
Da un lato l’analisi della pala di Pase Pace, che viene a costituirsi quale importante inedito giovanile e punto cronologico di riferimento del ristretto catalogo dell’artista, con esempi dislocati tra Venezia, il territorio bresciano e Bergamo; dall’altro l’affascinante excursus compiuto nel ricco patrimonio pittorico di Bergamo e del suo territorio, incentrato in particolare sugli esponenti delle così dette “sette maniere”, termine coniato dallo storico Marco Boschini (1674) per definire le fasi di transizione della pittura veneziana, diffuse in laguna ma anche in terraferma e caratterizzate da una comune ispirazione ai grandi protagonisti del secolo, Tiziano, Tintoretto e Veronese.

Bergamo, Accademia Carrara, Palazzo della Ragione, novembre 2013 - gennaio 2014
Nembro (BG), Biblioteca Centro Cultura, gennaio - febbraio 2014


Sommario

Premessa
Amalia Pacia

Pase Pace, un artista veneziano nel solco di Paolo Veronese
Amalia Pacia

Il restauro tra invecchiamento e degrado
Antonio Zaccaria

Identificazione di Pase Pace e appunti sulle “Sette maniere” della pittura veneziana nel Bergamasco e all’Accademia Carrara
Giorgio Fossaluzza

I dipinti veneziani della fine del Cinquecento e del Seicento nella collezione Orsetti, guardati da Carlo Marenzi nel 1804
Giovanni Valagussa