Cimabue reconsidered

Author: Joseph Polzer
Abstract

ITALIANO
Cimabue rivisitato

Questo saggio cerca di chiarire il ruolo artistico di Cimabue in epoca tardo-medievale. Dei tre principali maestri toscani allora attivi, Cimabue, Duccio e Giotto, appartenenti a generazioni successive, lui era il più anziano. La sua formazione artistica avvenne in Italia centrale, un’area la cui arte conservatrice era profondamente intrisa di convenzioni concettuali tipiche del Medioevo, ma anche influenzata in estrema misura dall’arte bizantina, in particolare per quanto riguarda la diffusione della crisografia nei dipinti realizzati durante il terzo quarto del XIII secolo. Cimabue applicò la crisografia in maniera estesa sulle vesti delle figure nella Croce di Arezzo e nella Madonna della Santa Trinita nella Galleria degli Uffizi. Quest’ultima opera, che si attiene scrupolosamente all’iconografia dell’Odigitria, è un esempio di spicco della produzione artistica bizantineggiante in Toscana. È significativo che Cimabue abbia in seguito di base abbandonato la crisografia, avendo preferito una trattazione morbida e realistica degli abiti, cercando inoltre di rendere la trasparenza dei panneggi. Lo aveva già fatto nella sua Croce dipinta a S. Croce a Firenze. L’adozione da parte di Cimabue della stoffa reale portò all’abbandono della crisografia. Questa ipotesi conduce ad una rivalutazione della cronologia attualmente accettata di molti dipinti di Cimabue. La Madonna della Santa Trinita, che è stata spesso connessa all’attività tarda dell’artista, anche all’ultimo decennio del XIII secolo, potrebbe risalire a molto prima, in una fase antecedente alla Madonna Rucellai di Duccio – cui è sicuramente ancorata cronologicamente – attribuita a un momento posteriore al 1285, anno del contratto. Potrebbe anche essere datata a un’epoca di poco successiva agli affreschi di Cimabue nel coro e nel transetto della basilica superiore di Assisi, che sicuramente risalgono al pontificato di Niccolò III (1277-1280), o poco dopo. Gli affreschi di Cimabue nella chiesa superiore testimoniano procedure complesse e profondamente contraddittorie che in alcuni casi risultano del tutto ancorate a vecchi modelli bizantini e medievali, mentre in altri rivelano la preoccupazione per la forma tridimensionale e la spazialità, come nelle vicine opere del Maestro d’Isacco e degli affreschi di San Francesco. Alcune di queste avanzate concezioni sono già presenti nell’affresco di Cimabue con Cristo e la Vergine in trono nel coro superiore. Il monumentale trono è collegato in maniera evidente a quello della Madonna della Santa Trinita per quanto riguarda la consapevolezza del volume e della massa. Significativamente, striature crisografiche vengono utilizzate su entrambe le superfici piane dei troni per rendere la tridimensionalità. La dialettica operante in Cimabue tra linguaggi moderni e anticheggianti contribuisce al notevole effetto drammatico delle sue opere e colloca la sua attività nella fase iniziale del proto-Rinascimento toscano, precedendo l’ascesa di Giotto e i più avanzati affreschi del ciclo di San Francesco ad Assisi.

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