Tra Sicilia e Terra Santa: le pitture murali della Cappella del Castello di Paternò

Author: Antonio Iacobini
Abstract

L’articolo prende in esame un piccolo ciclo riportato alla luce nel Castello di Paternò (Catania) durante un restauro all’inizio degli anni Novanta del Novecento (Migneco Malaguarnera 1995). Nonostante il precario stato di conservazione e la dibattuta cronologia (dal tardo XII al XV secolo), esso costituisce forse la più importante scoperta fatta negli ultimi decenni nel settore della pittura murale del tardo Medioevo in Sicilia.
Il programma della cappella, dedicata probabilmente a san Giovanni Battista, comprende l’Ascensione nell’abside, il Pantokrator e gli angeli adoranti a mezzo busto nella cornice del catino, l’Agnus Dei e i simboli degli Evangelisti nell’arco absidale. La parete est è completata in alto con la scena dell’Annunciazione (divisa in due parti) e in basso con le ‘icone’ murali dei santi Giovanni Battista (a destra) e Nicola (a sinistra). Nonostante le dimensioni ridotte dell’ambiente (m. 6,00 x 3,95), sulle pareti nord, sud e ovest, si sviluppa, in grande scala, una serie di sei pannelli dedicati al tema ‘crociato’ dei santi cavalieri (Giorgio, Demetrio, Mercurio, Nestore, Teodoro, Ippolito). La volta a botte, in origine su fondo azzurro, è costellata di stelle di legno dorate in rilievo, mentre le due lunette nord e sud contengono una decorazione araldica con un unico stemma ripetuto per più di sessanta volte.
Il maestro che realizzò le pitture e i suoi aiuti parlano il linguaggio interculturale dell’arte mediterranea nell’età delle Crociate, in cui si fondono elementi bizantini, islamici e occidentali. Considerato lo stretto rapporto che a quel tempo legava la Sicilia ai Regni d’Oltremare, si può ipotizzare che gli artisti giungessero a Paternò probabilmente grazie alla mediazione dell’ordine militare degli Ospitalieri, che aveva in città una domus e che – analogamente ai Templari – dopo la caduta di Gerusalemme del 1187 rafforzò la sua presenza nell’isola. Assieme alla posizione di rilievo attribuita nella cappella a san Giovanni Battista e all’Agnus Dei, un ulteriore indizio a favore del coinvolgimento in questa impresa degli Ospitalieri sembrerebbe essere fornito dall’inserimento nel ciclo di un nuovo soggetto iconografico: sant’Ippolito a cavallo.
I dipinti si distinguono anche per un’importante caratteristica esecutiva, individuata nel corso del restauro: le aureole dorate e lavorate a rilievo con la tecnica della pastiglia, che, in alcuni casi, vengono arricchite con cabochons. La pastiglia è documentata nelle icone prodotte a Cipro a partire dalla fine del XII secolo e poi, nel secolo seguente, si diffonde in tutto il Mediterraneo. A Paternò essa viene applicata alla pittura murale, rivelando un interessante fenomeno di scambio tecnico ed estetico tra settori artistici diversi.
Per quanto riguarda la cronologia, un nuovo importante indizio è venuto dall’identificazione dello stemma delle lunette (Guida 2013), appartenente probabilmente a Giovanni Caracciolo Rossi, che risulta essere stato viceré di Sicilia nel 1228, sotto Federico II di Svevia. Proprio in quegli anni l’imperatore risiedette a Paternò almeno due volte, tra il 1221 e il 1223, e potrebbe aver promosso nel castello normanno alcuni lavori di ammodernamento architettonico, che vennero forse conclusi dal viceré Caracciolo con la realizzazione della cappella, prima della partenza del sovrano per la VI Crociata (giugno 1228). Il tema iconografico scelto, con le sei figure di santi cavalieri, potrebbe dunque essere interpretato come un auspicio (e una richiesta di protezione celeste) per la buona riuscita dell’impresa militare di Federico in Terra Santa.

PAROLE CHIAVE: Sicilia, Paternò, Pittura murale, Santi cavalieri, Crociate, Periodo svevo, Caracciolo Rossi, Ospitalieri, Pastiglia.

ENGLISH Between Sicily and the Holy Land: Wall Paintings in the Chapel of the Castle of Paternò

This article examines a small fresco cycle discovered in the castle of Paternò (Catania, Sicily) during a restauration campaign carried out in the early 1990s (Migneco Malaguarnera 1995). Although its state of conservation is very poor and the dating is uncertain (late 12th c. to 15th c.), this cycle can be considered the most relevant example of late medieval wall painting found in Sicily over the past few decades.
The decorative program of the chapel – which was probably dedicated to St. John the Baptist – includes the Ascension in the apse, the Pantokrator and busts of adoring angels on the apse’s frame, the Agnus Dei and the symbols of the Evangelists on the triumphant arch. The east wall has also preserved the Annunciation (split into two separate figures) in the top register and, in the low register, two wall icons with St. John the Baptist (right) and St. Nicholas (left). Despite the limited size of the chapel (m. 6.00 x 3.95), the cycle includes a series of six large panels representing a quintessential crusade subject, that is, the series of equestrian saints (George, Demetrius, Mercurius, Nestor, Theodore, Hippolytus). The barrel vault, originally painted with a blue background, is covered with gilded wooden stars carved in relief, while the north and south lunettes contain heraldic patterns with a single coat of arms repeated more than sixty times.
Stylistically, the master and his collaborators adopted the typical cross-cultural visual language that was widespread across the Mediterranean basin in the age of the Crusades and that combined Byzantine, Islamic, and western elements. Given the solid relationship between Sicily and the Crusader states, it is possible that these artists could reach Paternò thanks to the mediation of the Hospitallers. This military order, in fact, had a domus in the city and, just like the Templars, reinforced their presence on the island after the fall of Jerusalem in 1187. The involvement of the Hospitallers in the decoration of the chapel can be demonstrated not only by the relevance of the images of St. John the Baptist and the Agnus Dei, but also by the occurrence of a new subject: St. Hippolytus on horseback.
The Paternò cycle reveals another interesting detail, which was discovered during the restoration campaign: this is the presence of raised gilded halos, modelled with the pastiglia technique and, in some cases, decorated with cabochons. The pastiglia is attested in some icons executed in Cyprus from the late 12th century onward and, during the 13th century, it spread across the Mediterranean basin. In the Paternò cycle, the pastiglia was applied on wall painting, thus revealing an interesting phenomenon of technical and aesthetic exchange between two different artistic areas.
As for the dating, the identification of the coat of arms on the lunettes (Guida 2013) has recently provided some new important information. The coat of arms probably belonged to Giovanni Caracciolo Rossi, who is remembered as viceroy in Sicily in 1228, under the reign of Frederick II. In those years, the emperor resided in Paternò at least two times between 1221 and 1223 and might have decided to commission a refurbishment of the Norman castle; perhaps, the architectural renovation and the construction of the chapel were completed by Caracciolo just before Frederick left for the Sixth Crusade (June 1228). The images of the six equestrian saints, therefore, could be interpreted as an auspice and a prayer to ensure heavenly protection to Frederick’s military mission in the Holy Land.

KEYWORDS: Sicily, Paternò, Wall Painting, Equestrian Saints, Crusades, Swabian Period, Caracciolo Rossi, Hospitallers, Pastiglia.

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